2 Domus romana
Siete appena entrati all'interno di ciò che rimane di un'antica domus romana. La domus era un'abitazione destinata ad un nucleo familiare particolarmente agiato, non tutte le famiglie romane infatti potevano permettersene una.
L'abitazione aveva un ambiente centrale detto atrio; sul tetto di quest'ultimo era ricavata un'apertura, chiamata compluvium, attraverso il quale entrava la luce solare, per garantire un'adeguata illuminazione naturale, e l'acqua piovana, per soddisfare l'approvvigionamento idrico del nucleo familiare. Proprio da questa seconda funzione deriva il nome compluvium: da "con" e "pluĕre", cioè piovere. L'acqua dunque entrava attraverso il compluvium e per caduta riempiva l'impluvium, una vasca quadrangolare, incassata al livello pavimentale, che aveva la funzione di raccogliere le acque meteoriche. La struttura in pietra che potete osservare di fronte ai vostri occhi non è altro che l'impluvium della domus che un tempo si articolava attorno a voi. L'acqua non riempiva solo lo strato superficiale della vasca, ma attraverso la cavità posta sulla superficie dell'impluvium, riempiva la cisterna sotterranea, profonda 5 m circa. La presenza di questa grande cisterna e la conseguente potenzialità di raccolta d'acqua è un ulteriore elemento che rafforza l'ipotesi che la domus fosse abitata da una famiglia particolarmente ricca.
L'altro elemento di agiatezza che contraddistingueva questa domus lo si può dedurre osservando la sua posizione: la casa, trovandosi nelle immediate vicinanze del decumano, una delle due strade principali, era dunque in una posizione privilegiata.
Dallo scavo condotto in corrispondenza della domus sono emersi dei bellissimi frammenti di intonaco. Questi partiti decorativi sono stati decisivi anche per la datazione dell'edificio, che ha avuto due diverse fasi abitative.
Sulle pareti erano riprodotte sia pitture paesaggistiche che elementi architettonici, come colonne, semicolonne e cornici. Queste decorazioni, oltre ad essere eleganti, avevano anche un carattere funzionale. Riproducendo elementi architettonici sulle pareti si conferiva alle stesse, grazie alla prospettiva, un senso di profondità in grado di rendere, almeno idealmente, gli ambienti più ariosi. Ad eccezione dell'atrio, che era una stanza piuttosto grande e luminosa, le stanze che si aprivano intorno ad esso (dette cubicola) erano vani piuttosto angusti.
Più specificatamente gli intonaci della domus sono stati classificati e confrontati con quelli del II e del IV stile pompeiano; nella pittura romana si individuano quattro stili definiti "pompeiani" grazie ai ritrovamenti di Pompei, Ercolano e Stabia. L'archeologo tedesco August Mau (1840-1909) ha studiato e catalogato le pitture parietali romane degli scavi di Pompei in IV stili differenti. Questo studio non è relativo solo alle pitture pompeiane ma è diventato un punto di riferimento per l'analisi di tutte le pitture murali dell'antica Roma.
Nel caso di questa abitazione le pitture sono da inquadrare in due stili pittorici, pertinenti a due fasi cronologiche diverse. Questo significa che in un determinato momento storico la domus è stata abbandonata e distrutta per poi essere nuovamente ricostruita.
Il primo intonaco ritrovato nella Perugia sotterranea rientra nel II stile pompeiano (tra l'80 a.C. e la fine del I secolo a.C.), detto anche "architettonico", uno stile in cui venivano riprodotti elementi architettonici con colori accesi e con una sensibilità prospettica, con l'intento di sfondare idealmente le pareti con ampie ricerche spaziali e giochi prospettici. Questo frammento è pertinente alla prima fase, alla prima "vita" della domus.
Il secondo frammento presenta su fondo bianco una larga fascia rossa, che si incurva verso l'alto a formare una punta; al di sotto è dipinto un paesaggio con una quinta architettonica e giardino. È raffigurato un lungo porticato colonnato su due lati, aperto al centro in una esedra, con attico finestrato. Davanti all'esedra si nota benissimo un obelisco che supera per altezza l'edificio retrostante ed accanto un altare. Nella parte superiore dell'altare è posta una sfinge con tratti sommari e a silhouette riempita. Il porticato inquadra un verde giardino, dove al centro sono identificabili due personaggi, un bambino e un uomo, di cui sono segnate le teste ed i bordi degli abiti. Sul retro corre una muratura continua con merli, che si collega al portico. La scena è arricchita da altri alberi di cui si intravedono solo parti delle chiome che fuoriescono. La tavolozza dei colori tende al crema, giallo, marrone, verde, azzurro e crea un quadro vivace. Si possono notare anche le diverse varietà di verde che vengono usate per prato e alberi. Il frammento è assimilabile alla pittura di III-IV stile. Un altare con sfinge è raffigurato su alcune decorazioni parietali provenienti da Ercolano (ora conservate al Museo Archeologico di Napoli) classificate IV stile. Questo frammento è inquadrabile cronologicamente alla prima metà del I sec. d.C. ed è riconducibile alla seconda fase della domus.
L'evento che segna le due diverse fasi abitative della casa è stato un incendio: tutti gli ambienti della domus risultano infatti colmati da un consistente strato di concotto. Si crede che l'incendio ed il conseguente crollo delle strutture pertinenti alla domus siano infatti da collegare ai fatti del 40 a.C., e quindi alla guerra di Perugia.
Della domus si è infine conservata una porzione dell'antico pavimento interno. Si tratta di una pavimentazione realizzata con un materiale edilizio chiamato cocciopesto. Appena sopra lo strato di pavimentazione, sulla zona sinistra, potete notare lo strato di concotto, ovvero di bruciato (colorazioni rosse e nere) pertinenti all'incendio di cui si accennava precedentemente.