Cosa vediamo insieme

Quello della Perugia Sotterranea è un percorso archeologico che si snoda al di sotto dell'Isola di San Lorenzo, alla scoperta di spazi sotterranei e luoghi seminterrati. Non preoccupatevi: tutte le sezioni del percorso sono accessibili e accompagnate da audio, testi e immagini.

Il percorso vi racconterà la storia di questi luoghi dalle origini fino ai giorni nostri. Le tracce audio e le fotografie vi accompagneranno passo dopo passo, tappa dopo tappa.

Lo staff dell'Isola di San Lorenzo vi augura una buona visita.

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Introduzione

Prima di scendere: i luoghi da cui parte il viaggio.

Sala dell'Insula Il Chiostro Grande Il Chiostro Piccolo
Sala dell'Insula

Sala dell'Insula

Benvenuti all'Isola di San Lorenzo.

Il Complesso Monumentale di San Lorenzo, situato nella centralissima Piazza IV Novembre di Perugia, è uno dei luoghi più rappresentativi della città. Dal punto di vista urbanistico esso appare come un unico complesso architettonico, al punto che, più volte nel corso della storia, è stato definito appunto come "Isola di San Lorenzo".

Fanno parte di tale agglomerato la Cattedrale di San Lorenzo, i due chiostri e le abitazioni dei canonici. Una parte di esse ospita, a partire dal 1923, le sale del Museo del Capitolo. Sotto i vostri piedi si snoda invece il percorso della Perugia Sotterranea.

I luoghi che oggi visiterete sono stati oggetto di un progetto di valorizzazione denominato "Isola di San Lorenzo e il suo percorso nella Forma del Tempo" con l'obiettivo di riaffermare la centralità del Complesso Monumentale, salvaguardando e promuovendo con esso il patrimonio culturale della città di Perugia.

Le opere che potete vedere all'interno della sala introduttiva, detta Sala dell'Insula, ci restituiscono un'immagine seicentesca di Piazza IV Novembre e della Cattedrale di San Lorenzo e ci raccontano alcuni aspetti della vita dei canonici del Capitolo della Cattedrale, da sempre custodi e proprietari del complesso. Nella parete di fondo viene spiegato il cuore del nostro progetto di valorizzazione: "Nessun significato può essere trasmesso se non gli si dà una forma" (G. Kubler). Se non lo avete già fatto, potrete visitare la sala al termine della visita guidata.

Qui inizia il vostro viaggio nel tempo.

Il Chiostro Grande

Il Chiostro Grande

Il grande spazio aperto in cui vi trovate è il "cuore" dell'Isola di San Lorenzo; siete infatti nel chiostro settecentesco, spazio attorno al quale sono dislocate: la Cattedrale di San Lorenzo (di cui potete ammirare la parete esterna dell'abside e parte del campanile), le antiche residenze dei canonici appartenenti al Capitolo della Cattedrale e le sale del museo capitolare. Il luogo in cui vi trovate era parte integrante dell'acropoli della città etrusca già a partire dal VII secolo a.C. Acropoli è un termine greco (derivato dal greco akros, alto, polis, città) che indicava il luogo più alto della città, luogo che generalmente era dedicato al culto degli dei.

L'area su cui sorge l'Isola di San Lorenzo coincide, fin dalle origini, con la zona più importante della città, quella parte urbana in cui le persone hanno ricercato da sempre un rapporto diretto con la divinità. Questo colle sacro non ha mai cambiato la sua funzione e la stratificazione di tutte le strutture di culto, dagli antichi templi etruschi fino all'attuale Cattedrale, giacciono proprio sotto i vostri piedi.

Quello che state per compiere è un vero e proprio viaggio nel tempo: scendere di quasi 15m al di sotto di questo pavimento significherà retrocedere nel tempo, il percorso di risalita vi consentirà poi di attraversare venticinque secoli di storia fino a riemergere dal punto di partenza, apice topografico e cronologico del viaggio.

Perché l'antica acropoli di Perugia è divenuta un luogo sotterraneo?

Le trasformazioni e l'utilizzo continuativo per secoli di questi spazi ci confermano la loro importanza. L'acropoli viene sormontata dall'"Insula Sancti Laurentii": un insieme di edifici, un vero e proprio "castelletto" nel cuore della città che viene edificato sfruttando il dislivello e lo spazio della collina; l'insieme delle trasformazioni secolari restituisce oggi il complesso monumentale denominato "Isola San Lorenzo". Qui vivevano e vivono ancora oggi i canonici, ovvero i sacerdoti che un tempo si occupavano dell'amministrazione di questo luogo e delle celebrazioni in Cattedrale.

Il sito archeologico è un lungo e complesso percorso che misura circa 800m. Durante il tour può capitare di perdere l'orientamento. Vi invitiamo a osservare la vetrata posta nel pavimento del loggiato, sul lato destro del chiostro. Questa sarà per voi un punto di riferimento, una "stella polare" che ritroverete in una delle tappe della visita. Essa indicherà che il vostro viaggio di risalita è quasi terminato e vi permetterà di orientarvi pur trovandovi ancora all'interno della collina dell'acropoli.

Il Chiostro Piccolo

Il Chiostro Piccolo

Vi trovate ora nel chiostro quattrocentesco del Complesso monumentale della Cattedrale. Le scale che avete appena percorso in discesa vi hanno fatto retrocedere nel tempo di circa 300 anni rispetto al precedente spazio. Questo meraviglioso chiostro è strutturato in loggiati sovrapposti nei quali potete scorgere le porte di accesso alle case dei Canonici. Ancora oggi questo chiostro ospita infatti delle abitazioni; vivono qui sia figure ecclesiastiche, sia privati cittadini di Perugia. Abitare questi luoghi regala ancora la suggestione di vivere in un'insula, in un quartiere chiuso, una sorta di "castelletto" all'interno del bellissimo centro storico della città.

Alzando lo sguardo potete notare un ballatoio in legno. Esso si trova alla quota di partenza del vostro viaggio, ovvero al livello del chiostro superiore. La vostra discesa non è ancora terminata, mancano pochi metri per immergersi nella Perugia Sotterranea.

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Primo livello

Il primo tratto del percorso sotterraneo, tra strade romane e antiche domus.

La linea del tempo 1 Strada romana 2 Domus romana 3 L'incendio Approfondimento su Fulvia 4 Il muro di terrazzamento

La linea del tempo

Prima di immergervi nella parte più profonda del nostro viaggio, vi invitiamo a osservare la LINEA DEL TEMPO. Gli eventi storici che riguardano in maniera diretta l'Isola di San Lorenzo sono confrontati con la storia generale e la storia della città, e vi aiuteranno a inquadrare il contesto dei luoghi che vedrete da qui in avanti.

Strada romana

Strada romana

Vi siete lasciati alle spalle il "mondo contemporaneo" e in questo momento state calpestando una delle antiche strade di epoca romana di Perugia. Ogni città romana presentava due strade principali: il cardo, che attraversava la città da Nord a Sud, e il decumano, che attraversava la città da Est a Ovest. L'intersezione tra le due strade determinava la zona centrale della città.

Nel caso di Perugia, il cardo ha mantenuto inalterata la sua posizione in quanto coincide con l'attuale corso Vannucci, ovvero il corso principale della città.

Gran parte del decumano invece non è più rintracciabile a cielo aperto; i basoli in pietra su cui vi trovate ora costituiscono un tratto della seconda via più importante dell'epoca etrusco-romana: l'antico decumano.

Vi trovate oggi in uno spazio buio, sotterraneo e silenzioso. Dovete compiere uno sforzo di immaginazione e pensarlo invece come uno dei punti più vivi della città, da cui si potevano udire i rumori della vita quotidiana: le voci del popolo e il cigolio delle ruote dei carri. Gli stessi carri che hanno attraversato questa strada nel corso di tutta la sua storia e che hanno lasciato il segno tangibile del loro passaggio: i solchi che vedete sul basolato sono proprio le tracce delle ruote dei carri, e quindi della vita che animava questa strada. Il nome basolato si usa spesso per indicare la strada romana e deriva dai basoli, ovvero le grandi pietre che costituivano lo strato più superficiale del manto stradale (il summum dorsum).

Nello sforzo di immaginare questo spazio a cielo aperto, anche i grandi archi in laterizio intorno a voi dovranno sparire; essi infatti non sono coevi alla strada, ma sono archi di fondazione di periodo medievale che sostengono tutt'ora gli edifici dell'Isola di San Lorenzo e in particolare le abitazioni dei canonici. I livelli di calpestio più antichi, etruschi e romani, costituiscono la base su cui sono state impostate le costruzioni successive così che la città di Perugia, strato dopo strato, ha assunto l'aspetto attuale. La strada e l'intero spazio in cui vi trovate sono stati dunque ricoperti tra il XII e il XIII sec d.C.

Domus romana

Domus romana

Siete appena entrati all'interno di ciò che rimane di un'antica domus romana. La domus era un'abitazione destinata ad un nucleo familiare particolarmente agiato, non tutte le famiglie romane infatti potevano permettersene una.

L'abitazione aveva un ambiente centrale detto atrio; sul tetto di quest'ultimo era ricavata un'apertura, chiamata compluvium, attraverso il quale entrava la luce solare, per garantire un'adeguata illuminazione naturale, e l'acqua piovana, per soddisfare l'approvvigionamento idrico del nucleo familiare. Proprio da questa seconda funzione deriva il nome compluvium: da "con" e "pluĕre", cioè piovere. L'acqua dunque entrava attraverso il compluvium e per caduta riempiva l'impluvium, una vasca quadrangolare, incassata al livello pavimentale, che aveva la funzione di raccogliere le acque meteoriche. La struttura in pietra che potete osservare di fronte ai vostri occhi non è altro che l'impluvium della domus che un tempo si articolava attorno a voi. L'acqua non riempiva solo lo strato superficiale della vasca, ma attraverso la cavità posta sulla superficie dell'impluvium, riempiva la cisterna sotterranea, profonda 5 m circa. La presenza di questa grande cisterna e la conseguente potenzialità di raccolta d'acqua è un ulteriore elemento che rafforza l'ipotesi che la domus fosse abitata da una famiglia particolarmente ricca.

L'altro elemento di agiatezza che contraddistingueva questa domus lo si può dedurre osservando la sua posizione: la casa, trovandosi nelle immediate vicinanze del decumano, una delle due strade principali, era dunque in una posizione privilegiata.

Dallo scavo condotto in corrispondenza della domus sono emersi dei bellissimi frammenti di intonaco. Questi partiti decorativi sono stati decisivi anche per la datazione dell'edificio, che ha avuto due diverse fasi abitative.

Sulle pareti erano riprodotte sia pitture paesaggistiche che elementi architettonici, come colonne, semicolonne e cornici. Queste decorazioni, oltre ad essere eleganti, avevano anche un carattere funzionale. Riproducendo elementi architettonici sulle pareti si conferiva alle stesse, grazie alla prospettiva, un senso di profondità in grado di rendere, almeno idealmente, gli ambienti più ariosi. Ad eccezione dell'atrio, che era una stanza piuttosto grande e luminosa, le stanze che si aprivano intorno ad esso (dette cubicola) erano vani piuttosto angusti.

Più specificatamente gli intonaci della domus sono stati classificati e confrontati con quelli del II e del IV stile pompeiano; nella pittura romana si individuano quattro stili definiti "pompeiani" grazie ai ritrovamenti di Pompei, Ercolano e Stabia. L'archeologo tedesco August Mau (1840-1909) ha studiato e catalogato le pitture parietali romane degli scavi di Pompei in IV stili differenti. Questo studio non è relativo solo alle pitture pompeiane ma è diventato un punto di riferimento per l'analisi di tutte le pitture murali dell'antica Roma.

Nel caso di questa abitazione le pitture sono da inquadrare in due stili pittorici, pertinenti a due fasi cronologiche diverse. Questo significa che in un determinato momento storico la domus è stata abbandonata e distrutta per poi essere nuovamente ricostruita.

Il primo intonaco ritrovato nella Perugia sotterranea rientra nel II stile pompeiano (tra l'80 a.C. e la fine del I secolo a.C.), detto anche "architettonico", uno stile in cui venivano riprodotti elementi architettonici con colori accesi e con una sensibilità prospettica, con l'intento di sfondare idealmente le pareti con ampie ricerche spaziali e giochi prospettici. Questo frammento è pertinente alla prima fase, alla prima "vita" della domus.

Il secondo frammento presenta su fondo bianco una larga fascia rossa, che si incurva verso l'alto a formare una punta; al di sotto è dipinto un paesaggio con una quinta architettonica e giardino. È raffigurato un lungo porticato colonnato su due lati, aperto al centro in una esedra, con attico finestrato. Davanti all'esedra si nota benissimo un obelisco che supera per altezza l'edificio retrostante ed accanto un altare. Nella parte superiore dell'altare è posta una sfinge con tratti sommari e a silhouette riempita. Il porticato inquadra un verde giardino, dove al centro sono identificabili due personaggi, un bambino e un uomo, di cui sono segnate le teste ed i bordi degli abiti. Sul retro corre una muratura continua con merli, che si collega al portico. La scena è arricchita da altri alberi di cui si intravedono solo parti delle chiome che fuoriescono. La tavolozza dei colori tende al crema, giallo, marrone, verde, azzurro e crea un quadro vivace. Si possono notare anche le diverse varietà di verde che vengono usate per prato e alberi. Il frammento è assimilabile alla pittura di III-IV stile. Un altare con sfinge è raffigurato su alcune decorazioni parietali provenienti da Ercolano (ora conservate al Museo Archeologico di Napoli) classificate IV stile. Questo frammento è inquadrabile cronologicamente alla prima metà del I sec. d.C. ed è riconducibile alla seconda fase della domus.

L'evento che segna le due diverse fasi abitative della casa è stato un incendio: tutti gli ambienti della domus risultano infatti colmati da un consistente strato di concotto. Si crede che l'incendio ed il conseguente crollo delle strutture pertinenti alla domus siano infatti da collegare ai fatti del 40 a.C., e quindi alla guerra di Perugia.

Della domus si è infine conservata una porzione dell'antico pavimento interno. Si tratta di una pavimentazione realizzata con un materiale edilizio chiamato cocciopesto. Appena sopra lo strato di pavimentazione, sulla zona sinistra, potete notare lo strato di concotto, ovvero di bruciato (colorazioni rosse e nere) pertinenti all'incendio di cui si accennava precedentemente.

L'incendio

L'incendio

Lo strato archeologico in cui ritornano le colorazioni rosse e nere testimonia il grande incendio che ha causato non solo l'abbandono della domus ma, soprattutto, la distruzione della città di Perugia. Le cause di questo incendio non sono di certo fortuite, ma sono da rintracciare nelle lotte intestine per il potere politico a Roma.

Dopo la morte di Cesare (15 marzo del 44 a.C.), il potere a Roma era conteso tra due fazioni politiche. Da una parte c'era Marco Antonio, sostenuto da suo fratello, Lucio Antonio; dalla parte opposta c'era Ottaviano, il futuro "Augusto" imperatore di Roma.

Marco e Lucio Antonio temevano Ottaviano in quanto egli aveva acquistato grande potere. I due fratelli erano quindi alla ricerca di un pretesto per sminuire la sua immagine. Questa occasione venne fornita ai due politici proprio dalla situazione venutasi a creare a Perugia: in città, infatti, c'era un grande malcontento popolare per motivi economici e sociali; elementi che i politici avrebbero potuto sfruttare a loro piacimento per guadagnare consensi.

Sull'onda di questo malessere popolare, Marco e Lucio Antonio riuscirono a convogliare l'odio e creare un esercito di rivoltosi che muovesse guerra nei confronti di Ottaviano.

È il 40 a.C. e questa sommossa si trasforma in una vera e propria guerra civile, passata alla storia con il nome di Bellum Perusinum, ovvero la guerra di Perugia.

Ottaviano è costretto ad affrontare l'esercito dei rivoltosi. Giunto a Perugia si rende conto che la possente cinta muraria che cinge la città la rende inespugnabile. Ottaviano decide di non attaccare direttamente Perugia e di dare il via a un lungo e prolungato assedio con l'intento di prenderla per "sfinimento".

Presidia tutte le porte di accesso all'acropoli e cinge la città con palizzate e torri, impedendo a chiunque di entrare e uscire. In questo modo, all'esercito dei rivoltosi (chiuso all'interno dell'acropoli), non arrivano più rifornimenti. Dopo un assedio durato sette mesi, Marco e Lucio sono costretti ad arrendersi: Ottaviano entra in città, fa strage dell'oligarchia perugina e mette a ferro e fuoco la città.

Quando Ottaviano ottenne il titolo di Augusto, divenendo imperatore, ricostruì la città. La parola Augusto deriva dal verbo latino augere che significa colmare, aumentare, accrescere; Augusto viene considerato "colui che accresce ciò che tocca". Egli fa letteralmente "rinascere dalle sue ceneri" la città di Perugia, ed è per questo che su alcuni monumenti della città, come l'Arco Etrusco, ancora oggi potete leggere la scritta "Augusta Perusia".

Approfondimento su Fulvia

Approfondimento su Fulvia

Un singolare episodio inerente il Bellum Perusinum è legato alla presenza di una donna: Fulvia. Di Fulvia, moglie di Marco Antonio, la storia ha restituito un'immagine particolare; Plutarco scriveva infatti: "[...] né si accontentava di dominare un uomo qualunque, ma voleva governare un governante e comandare un comandante". Fu definita astuta, avida di potere e arrogante, tutte caratteristiche che contrastavano con l'immagine della donna romana "ideale". Alcuni studiosi reclamano che dietro le cause scatenanti la guerra di Perugia ci sia stato lo zampino di Fulvia. La donna infatti, per vendicarsi di alcuni atteggiamenti del marito, aveva fatto delle "avances" ad Ottaviano che, però, l'aveva rifiutata. A quel punto Fulvia, furiosa e offesa, alimentò l'inimicizia tra suo marito Marco Antonio e quello che avrebbe voluto fosse il suo amante, ovvero Ottaviano.

La damnatio memoriae e l'immagine negativa che la storia assegna a Fulvia è determinata sì dal suo distaccarsi dai "canoni standard" della donna romana, ma è anche direttamente collegata alla guerra di Perugia e in particolare al modo in cui essa si concluse.

Marco Antonio e Ottaviano firmarono un trattato di pace poi rafforzato da un matrimonio politico, quello di Marco Antonio con Ottavia Minore (sorella di Ottaviano). Marco Antonio dovette quindi ripudiare la sua prima moglie, Fulvia, e lo scoppio del Bellum Perusinum gli offrì l'occasione di cui aveva bisogno, addossando alla moglie le colpe per l'insorgere della guerra.

Il nome di Fulvia risulta chiaramente leggibile nelle ghiande missili, piccole ogive in piombo lanciate con le fionde durante gli scontri; su di esse venivano eseguite sia incisioni con incitamenti alla guerra che ingiurie e offese verso il nemico.

Il muro di terrazzamento

Il muro di terrazzamento

Finora avete osservato preesistenze che ci hanno raccontato la Perugia "romana". In questo punto retrocediamo ancora di un secolo: ci spostiamo nel II sec. a.C. A questo momento storico risale una sostanziale modifica nell'impianto urbanistico del settore centrale della città: viene realizzata un'imponente terrazza che viene a trovarsi sull'area attualmente occupata da Piazza IV Novembre e le cui dimensioni erano di circa 100m x 70m con una superficie di circa 7.000 mq.

La collina dell'acropoli appariva dunque come una "scatola di pietra" al centro della città, un grande terrazzamento sostenuto da poderosi muri come quello che potete osservare, ancora oggi, di fronte ai vostri occhi e che rappresenta il limite a Nord. L'intera parete è realizzata con blocchi di travertino perfettamente squadrati: ogni concio è stato levigato e lavorato a mano. Si deduce che il muro oltre ad avere una funzione statica (ovvero contenere parte della collina su cui si innalzava l'acropoli) aveva anche una funzione "dimostrativa" proprio perché, essendo un limite esterno, doveva comunicare la potenza e la monumentalità della città di Perugia.

Questa struttura, così come la cinta muraria della città, è costruita completamente a secco, potete osservare la completa assenza di malte tra i vari blocchi. Il muro, realizzato nel II sec. a.C., è stato costruito con specifiche tecniche ingegneristiche: ogni filare orizzontale di blocchi di travertino, salendo verso l'alto, arretra di circa 2cm rispetto al sottostante. In questo modo si erige un muro che non è perpendicolare al terreno, ma leggermente inclinato e quindi staticamente migliore.

Come abbiamo già visto per la strada romana, nel corso dei secoli il contesto è notevolmente mutato. In epoca medievale l'immagine del colle sacro cambia radicalmente: la funzione del muro non è più solo quella contenitiva, ma su di esso viene "appoggiata" la grande volta a mattoni che si trova sopra le vostre teste. Le antiche strutture, anche in questo caso, divengono le fondamenta delle nuove edificazioni soprastanti. La vista del cielo viene dunque interrotta e l'esigenza di costruire nuovi edifici trasforma parte della città in un ambiente interno. L'edificio che viene realizzato corrisponde a una porzione del palazzo delle Canoniche e in particolare al fronte Nord dei due chiostri; il grande ambiente in cui vi trovate diviene invece uno spazio seminterrato adibito a cantina per la conservazione di cibi e bevande. Da qui il nome della via alle vostre spalle: Via delle Cantine.

In molti dei conci che costituiscono il muro si rintracciano coppie di lettere dell'alfabeto etrusco: i "segni di cava". Questi erano incisi durante le fasi di preparazione del materiale nella cava di estrazione e servivano sia a indicare la cava di provenienza che a indirizzare il materiale nel "cantiere" cui essi erano destinati. Data la grande mole di materiale e lo sforzo necessario per il trasporto, era molto importante che i conci raggiungessero la destinazione esatta.

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Secondo livello

Più in profondità: le fondamenta medievali e le strutture di contenimento.

5 Sala dei Conclavi 6 Stratigrafia 7 All'interno della collina: le spine di contenimento 8 I pilastri
Sala dei Conclavi

Sala dei Conclavi

La scala che avete percorso vi ha trasportato in avanti di molti secoli, qui si apre una breve finestra temporale. La sala in cui vi trovate, grazie alla sua configurazione architettonica, parla un linguaggio totalmente differente rispetto agli spazi visitati precedentemente; siete infatti in una sala di epoca medievale. L'edificazione di questo grande ambiente è strettamente legata alla presenza dei papi in città in un periodo compreso tra il 1216 e il 1305. In questo breve lasso di tempo si celebrarono a Perugia cinque conclavi. Le fonti storiche segnalano molto spesso la presenza di papi in città; presenza che in alcuni casi si è trasformata in permanenze prolungate, al punto da giustificare la costruzione di un palazzo papale. Questo non deve di certo stupire se pensiamo alla vicinanza geografica tra Roma e Perugia e se consideriamo lo stretto legame tra Perugia, città guelfa e dunque filo papale, e lo stato pontificio.

In passato le norme che regolavano il conclave erano diverse da quelle in uso oggi: l'elezione del nuovo pontefice non avveniva obbligatoriamente a Roma, ma lo si eleggeva nella città in cui il precedente era morto. Per questo motivo a Perugia si celebrarono cinque conclavi; nelle prolungate permanenze in città trovarono la morte ben cinque papi.

Il primo conclave perugino si svolse nel 1216, quando Innocenzo III morì e gli succedette Onorio III. Entrambe le figure rivestono un ruolo importante nella storia: si adoperarono infatti per l'approvazione della regola di Francesco d'Assisi.

Nel luglio del 1294 venne eletto al soglio pontificio Celestino V, ovvero Pietro da Morrone, il papa passato alla storia per aver abdicato pochi mesi dopo aver ottenuto la carica. Egli viene ricordato anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia come "colui che fece per viltade il gran rifiuto". Nel 1305 venne eletto papa Clemente V, che nel 1308 riconobbe ufficialmente l'Università perugina e passò alla storia per aver, durante il suo mandato, soppresso l'ordine dei templari. Egli inoltre spostò la sede papale da Roma ad Avignone dando inizio a quel lungo periodo passato alla storia come "cattività Avignonese".

Dopo questa breve finestra temporale il viaggio prosegue. Da qui in avanti vi addentrerete all'interno del terrazzamento dell'antica acropoli, in spazi che fino a qualche decennio fa erano completamente interrati.

Stratigrafia

Stratigrafia

Vi trovate ora all'interno della collina dell'Acropoli. Dopo gli eventi sismici del 1997, il complesso di San Lorenzo fu interessato da interventi di consolidamento statico durante i quali furono ritrovati elementi archeologici di grande interesse. Il cantiere si trasformò quindi in un grande scavo archeologico, determinando lo svuotamento dell'ambiente in cui vi trovate ora: esso era infatti completamente ipogeo.

Ritrovate in questa area il lucernario che corrisponde alla vetrata che avete fissato inizialmente, nel chiostro superiore, come "stella polare" e punto di riferimento. Siete dunque tornati sotto il livello del punto di partenza.

Tra i ritrovamenti archeologici più rilevanti, spicca certamente la stratigrafia muraria di fronte a voi; essa rappresenta la prova tangibile di quella continua ricerca che le popolazioni locali hanno alimentato per secoli in questo colle sacro. La sezione muraria si compone di tre parti.

Il lacerto murario più basso corrisponde alla fondazione del tempio arcaico costruito sull'acropoli, risalente al VII secolo a.C. La datazione dello strato è stata possibile grazie al ritrovamento della fossa di fondazione, nella quale erano stati deposti ritualmente dei doni votivi in onore alla divinità. Tra questi doni sono stati ritrovati preziosi vasi in bucchero con incisa una parola in lingua etrusca: Uni.

Uni era una divinità femminile del mondo etrusco che i Romani ripresero e trasformarono in Iuno (Giunone). Probabilmente questo tempio era dedicato proprio a questa divinità. Cassio Dione, storico e politico romano, testimonia che dopo l'incendio del Bellum Perusinum, Augusto portò via da un tempio dell'acropoli perugina una bellissima scultura di Giunone. Si può quindi ipotizzare che il tempio da cui la statua fu trafugata fosse proprio questo.

Al di sopra del primo strato osservate un secondo lacerto murario, anch'esso corrispondente a una fondazione muraria di un successivo edificio cultuale e risalente al II secolo a.C. Quest'ultimo, a livello cronologico, va messo in relazione con la realizzazione dei grandi muri di terrazzamento della collina dell'acropoli. Al di sopra di questo strato che vediamo oggi dobbiamo immaginare un'imponente struttura che spiccava con tutta la sua monumentalità e bellezza, dominando l'acropoli.

I materiali rinvenuti nell'interro del terrazzamento dell'acropoli (e dunque nel settore in cui vi trovate in questo momento) risultano particolarmente importanti e aiutano a immaginare l'aspetto degli edifici sacri. Tra di essi spicca una bellissima matrice (datata al 490 a.C.) che mostra Eracle e la cerva dalle corna d'oro sacra ad Artemide (terza fatica di Eracle). La presenza di Eracle acquista un significato di rilievo se il tempio, come tutto lascia ipotizzare, era dedicato alla Uni etrusca, che divenne la Giunone romana. Tra le terrecotte più antiche (IV-III sec. a.C.) sono degne di nota tre antefisse a testa di satiro. Le prime due sono piuttosto frammentarie, mentre la terza presenta un eccezionale stato di conservazione della policromia.

Un altro gruppo di terrecotte architettoniche è costituito da un cospicuo numero di frammenti (circa 50), per la maggior parte rinvenuti in Via delle Cantine. Dunque il numero più cospicuo di terrecotte proviene dalla zona a nord ai piedi del poderoso muro di sostruzione eretto nel II sec. a.C. Appare ragionevole collegare queste terrecotte (datate tra il II e il I sec a.C.) a quelle messe in opera nell'ultima fase di vita degli edifici, caduti poi all'esterno del muro di sostruzione. Si può ipotizzare la presenza di monumenti di diversa imponenza in base alle dimensioni dei singoli elementi ritrovati. Tra questi reperti spiccano le terrecotte che raffigurano la Potnia theron e una sima decorata a pelte e colonne con gocciolatoio a protome leonina.

L'ultimo strato murario è la fondazione della Cattedrale di XI-XII secolo d.C., la stessa Cattedrale che giudicata buia e oscura, fu sostituita dal monumentale edificio che vediamo oggi. Lo spazio in cui vi trovate ospita quindi anche le fondazioni dell'attuale cattedrale e sono proprio questi grandi archi in laterizio sopra le vostre teste.

È davvero suggestivo pensare che in questo punto della città, nel VII sec a.C. come oggi, le persone si sono ritrovate alla ricerca di un dialogo con il divino. Questo luogo racconta una storia di fede e di culto che ha lasciato delle tracce, una sull'altra, rendendoci testimoni di questi cambiamenti millenari.

All'interno della collina: le spine di contenimento

All'interno della collina: le spine di contenimento

L'eredità degli etruschi torna a raccontare di sé attraverso queste due imponenti strutture murarie, un tempo completamente inglobate nel terreno della collina.

Siamo nel cuore della collina dell'acropoli, zona in passato completamente ricoperta da terra. Queste murature in blocchi di travertino non avevano alcuna funzione estetica ma furono realizzate come sostegni per il fianco della collina dell'acropoli, da qui la denominazione di "spine di contenimento". Sono da considerare come due contrafforti, due strutture sotterranee che materialmente sostenevano, consolidandolo, il versante interno dell'acropoli.

A differenza del muro di terrazzamento su Via delle Cantine, i cui blocchi in travertino sono lavorati e perfettamente squadrati, si può notare come i conci che compongono queste strutture siano stati lasciati in uno stato più grezzo. Questa osservazione ci conferma che le strutture avessero solo una funzione statica e non estetica. Le maestranze etrusche non si preoccuparono di lavorare la faccia dei conci in quanto non sarebbero stati in vista.

I pilastri

I pilastri

Siamo ora tornati al di sotto della Sala dell'Insula. Questo spazio è stato il punto di partenza delle più recenti fasi di scavo, quelle che hanno portato alla luce tutti gli elementi che avete osservato all'interno dell'acropoli. Durante i lavori di consolidamento successivi al sisma del 1997 sono emersi questi due pilastri in travertino. Essi sono cronologicamente coevi alle spine di contenimento e, come le spine, erano stati messi in opera a secco. Quella che vedete oggi riempire le giunzioni tra le pietre è una malta moderna. Seppur su queste strutture siano stati realizzati degli interventi, esse vengono tutt'ora a trovarsi nella loro posizione originale e la loro quota di imposta evidenzia la pendenza del terreno in questo punto della collina: l'inclinazione è la stessa che riscontriamo in prossimità delle spine di contenimento.

Anche queste due colonne erano dunque ipogee e sono da considerarsi strutture fondali di sostegno che sicuramente, come le spine, contribuivano al consolidamento del terreno. Probabilmente questi pilastri sono da ricondurre alla fondazione della struttura di accesso all'area monumentale dell'acropoli, che si sarebbe trovata proprio sopra le vostre teste e avrebbe permesso alle persone di salire sino all'ingresso dei templi.

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